pe. tra medioevo e modernità

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Svalutare il medioevo cominciò con l'opera di alcuni intellettuali che chiamarono il movimento Umanesimo. Agli umanisti si può far risalire l'approccio negativo nei confronti del medioevo: furono loro a diffondere un atteggiamento di critica della cultura medievale, specialmente sugli aspetti teologici, e l'esigenza di una nuova prospettiva del mondo. L'età classica ha lasciato in eredità alle epoche successive una visione che mette al centro il valore unico dell'uomo tra tutti gli esseri dell'universo. Come diranno Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, l'uomo è un essere che si colloca tra natura e spirito ed è dinamicamente predisposto a innalzarsi alle più alte vette dello spirito, come anche cadere nell'abisso della materialità.

Nella storiografia letteraria molti fanno risalire a Dante Alighieri l'avvio di motivi "umanistici" o "rinascimentali" per via del contesto economico e sociale della Firenze del trecento. Sul piano letterario è tuttavia a Francesco Petrarca che gli studiosi attribuiscono il ruolo di iniziatore della nuova corrente umanistica. La lettura delle sue opere ci mostra come la "novità" dell'Umanesimo si apra sulla riscoperta dell'antico e del classico.
Il primo movimento culturale della modernità sostenne le ragioni di un ritorno al passato idealizzato dell'età classica
Dopo le opere di Tommaso d'Aquino e di Bonaventura da Bagnoregio, che avevano dato una sistemazione compiuta al sistema medievale, la cultura scolastica entrò in crisi. La decadenza ebbe inizio con Duns Scoto e Guglielmo di Occam. Fu nei monasteri che si compì l'importante opera di conservazione del patrimonio della cultura classica; i grandi auctores romani (Virgilio, Cicerone, Orazio, Ovidio e Tito Livio)
La patristica diventò una via alternativa al corso assunto dal pensiero medievale nelle grandi sedi universitarie della scolastica: questa svolta consentì di cogliere nuovamente l'importanza e la bellezza intrinseche della cultura classica. Questo fu l'elemento di maggiore rilievo nel sorgere dell'atteggiamento umanistico nel suo affermarsi, a partire dall'Italia, che era allora l'area più avanzata, per poi spargersi per tutta l'europa.

Un elemento molto importante fu la riscoperta della lingua greca. Platone e Aristotele erano conosciuti in via indiretta, soprattutto attraverso traduttori latini e, importantissimi, traduttori arabi. Il pensiero arabo medievale fu un tramite di assoluto rilievo per la genesi della cultura scolastica. I primi umanisti appresero il greco grazie a dotti bizantini, venuti in Occidente per via della crisi di Costantinopoli, e con la lingua, si scoprirono i tesori della sua letteratura. Si poteva, dopo secoli, tornare a leggere gli autori classici nella lingua originale, coglierne il pensiero nella sua autenticità espressiva. 

I primi umanisti ritrovarono nei fondi delle biblioteche manoscritti trascurati e iniziarono a studiarli, facendo nascere la moderna filologia. Ci fu anche una ripresa dell'insegnamento delle lingue classiche, ritenute assi importanti dell'istruzione. Ritornava così la passione per l'eloquenza e le belle lettere, insieme alla riscoperta della dimensione emozionale dell'uomo.

Elemento molto importante per comprendere le varie componenti che stanno alla base dell'Umanesimo è la forte incidenza dei nuovi movimenti religiosi. Accanto alla forza dell'agostinismo, che si riallacciava con la tradizione platonica e neoplatonica, si era sviluppata fin dal V-VI secolo la corrente originata da Dionigi l'Areopagita, proseguita con esiti alterni fino al XI-XII secolo attraverso autori enigmatici come Scoto Eriugena, Pietro Lombardo e ancor di più Alberto Magno. Con la crisi interna della scolastica, questa tendenza acquisì un nuovo vigore, influenzando sia Buonaventura, sia personaggi come Jean de Gerson, Tommaso da Kempis e Johannes Tauler. Tale corrente di pensiero mirava a riscoprire la vita interiore e la semplicità del discorso evangelico come fonti autentiche del cristianesimo, rifiutando la prospettiva medievale.

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Si fece strada la convinzione che le città non potessero più accontentarsi del sistema scolastico medievale, della cultura monastica e di quella delle grandi sedi universitarie: con l'Umanesimo vi furono risposte  più consone alla nuova sensibilità, che posero però le premesse per ulteriori domande che segnarono i secoli successivi. L'Umanesimo sottolineò la necessità di un insegnamento delle discipline letterarie su basi profondamente rinnovate. Di qui partì la lunga stagione dell'insegnamento letterario, tanto che ancora oggi chiamiamo umanistiche discipline di carattere filosofico o letterario.

L'epoca fu segnata da trasformazioni politiche europee: il sorgere degli Stati nazionali e lo sviluppo del sistema delle corti. non si può intendere pienamente il sistema delle corti moderne senza considerare lo stretto legame tra governanti e intellettuali-umanisti, alla base del grande sviluppo culturale e artistico di quei secoli.

La figura di Francesco Petrarca è pragmatica: se la sua fortuna è legata soprattutto alle liriche, bisogna ricordare altri elementi della sua opera che contribuiscono a renderlo una figura essenziale per l'Umanesimo. La sua produzione è costituita da testi scritti in latino, rispetto alla cui mole le liriche in volgare rappresentano una quantità esigua e trascurabile, segno, del rilievo che lo stesso Petrarca attribuiva al latino e alla propria produzione in questa lingua. Egli stesso ricorda i suoi anni scolastici come un periodo poco stimolante per via della staticità delle forme di insegnamento tradizionale, che non gli avrebbe permesso di trarre nessun giovamento dagli studi grammaticali e letterari e di sviluppare il suo talento, se non per l’umanità del suo maestro, scarso nell’ambito scolastico, ma eccezionale negli interessi personali.
Dell’autore è molto importante ricordare la consapevolezza dell’inquietudine dell’anima umana.


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